La mancanza di politiche volte allo sviluppo sostenibile è dovuta essenzialmente al disinteresse a riguardo delle classi dominati, espressione del capitalismo industriale e finanziario, ed alla propensione naturale del sistema capitalistico al consumismo bulimico ed autodistruttivo, al primato dell’interesse privato su quello collettivo ed alla speculazione come forma di concentrazione e riproduzione della ricchezza. Le pubbliche amministrazioni non sono immuni da questo dato strutturale, al contrario, al di là della retorica politico-elettoralistica, ne incarnano, più o meno tutte, l’espressione più devastante per le comunità dei cittadini e per la classe dei lavoratori.
Lo strumento urbanistico è ormai divenuta una bacchetta magica che nell’immediato, salvo l’inevitabile e tragico scoccare della mezzanotte, può soddisfare contemporaneamente e con apparente efficacia due esigenze tra loro contrapposte: da un lato la redditività della speculazione di pochi privati, dall’altro il finanziamento di politiche pubbliche rivolte al soddisfacimento - al quanto parziale - dei bisogni della collettività, attraverso oneri di urbanizzazione e tassazione delle proprietà immobiliari. Ciò che è accaduto ad Osimo, in passato e soprattutto dopo l’ascesa incontrastata al potere delle liste di Latini, da un lato rappresenta un’espressione esemplare del sistema economico e politico capitalistico, dall’altro ne configura una manifestazione estremistica ed una degenerazione patologica.
La politica del cemento ha profondamente trasformato la città di Osimo, quantitativamente e qualitativamente, modificando la territoriale costellazione delle frazioni, importanti e caratteristici nuclei residenziali e sociali immersi nella campagna osimana, e provocando un arrogante allargamento della città dormitorio, che ha causato una periferizzazione urbanistica, sociale e culturale. Alla scomparsa di estese zone verdi ed a destinazione agricola si è accompagnata una cementificazione selvaggia, caratterizzata da un lato da carenza strutturale di servizi e problemi di viabilità, dall’altro dalla precarizzazione della sicurezza del territorio, che ha contribuito alla terribile alluvione del 16 settembre 2006. In una fase storica in cui l’agricoltura biologica potrebbe divenire la più rilevante e riproducibile risorsa del nostro territorio, in cui un sistema commerciale organizzato sulla filiera corta potrebbe invertire al ribasso i prezzi dei beni alimentari, in cui il rimboschimento potrebbe mettere al sicuro il territorio da catastrofi e rimediare all’inquinamento, le terre migliori, quelle rivolte a sud-est, vengono trasformate in colate di cemento con costruzioni tutte uguali che, sebbene vengano presentate in modo da stuzzicare il “buon gusto” borghese, sono tanto macabre quanto i casermoni operai del “socialismo reale”, e forse meno funzionali e più insignificanti. Un’ulteriore estensione residenziale, come quella prevista dal Prg post-elettorale del 2005, non può che aggravare questo stato di cose, al contrario di ciò che le liste di Latini vorrebbero far credere ai cittadini in merito a servizi e viabilità, ingannandoli per l’ennesima volta. Ma il dato più evidente in merito alle politiche urbanistiche subite dal nostro territorio, e da subire ancora e massicciamente con l’approvazione del nuovo Prg, è senza dubbio l’irrazionalità, dovuta ad una totale mancanza di capacità progettuale - basti ricordare le zone industriali e residenziali a chiazze e il Palabaldinelli, una cattedrale nel deserto a deturpare una piccola zona residenziale affacciata sulla campagna e nei pressi del parco naturale del Musone. Alla devastazione ambientale, inoltre, si aggiunge parallelamente il degrado morale che ha causato questa politica opportunistica, la quale ha associato allo sfruttamento insostenibile del territorio una corruzione diffusa delle relazioni politiche, economiche e sociali. L’amministrazione comunale si è sorretta su un duplice binario di costruzione del consenso, da un lato assecondando con le sue politiche antipopolari gli interessi privati di capitalisti e speculatori, dall’altro costruendo una diffusa rete di clientele spicciole, ma forse più dannose, in rigoroso stile democristiano e portando avanti un’ambigua strategia di alleanze politiche. Il fatto più allarmante è che neanche parte dell’opposizione è immune da questo stato di cose, come dimostra il conflitto di interessi che grava su alcuni esponenti del Partito Democratico che, una volta buttati fuori “a calci in culo” dal carro dei vincitori, si sono portati in dote all’opposizione i loro terreni edificabili, conquistati durante la permanenza al governo, ed oggi, “grazie a lor signori” e a causa della responsabilità oggettiva del PD, l’opposizione non ha i numeri per bocciare un Piano Regolatore che devasterà ancora ed in modo irrimediabile Osimo.
L’arroganza delle liste di Latini e gli interessi che la sostengono fanno in modo che il governo della città viva un duplice stato di isolamento, caratterizzato da un aspro conflitto verso l’alto, cioè contro le altre istituzioni locali (tra cui la Provincia che, con le sue osservazioni vincolanti ma disattese, ha stracciato gran parte del nuovo Prg), e da un duro conflitto agito dal basso, come quello dei comitati in difesa del territorio, dal comitato Senza Testa Senza Bitume che lotta esemplarmente per difendere la propria terra e la propria comunità dal bitumificio del padrone (ma non a casa nostra!) Calamante al comitato contro il maxicanile lager (progettato da un “genio”!!!) del “nostro amico” Bordi. Questo stato di accerchiamento dimostra che le polemiche tra Latini e le altre istituzioni non hanno nulla a che vedere con il campanilismo, che potrebbe essere anche giusto da parte di un’amministrazione comunale, ma sono il risultato di una pratica politica volta alla tutela di interessi particolari a danno della collettività.
Inoltre tale esercizio di conflittualità territoriale, che vede sotto legittimo assedio alcune pratiche illegittime e realizzate in danno alle comunità locali, non è il risultato di una strategia di conflitto sociale politicamente organizzata, bensì il frutto reattivo della totale mancanza di democrazia e trasparenza con la quale le liste di Latini hanno comandato sui cittadini e sul loro territorio, nonché l’esempio da seguire perché, con o senza Latini, se le cose non cambieranno, sarà necessaria una vasta e partecipata sollevazione popolare. Forse stiamo cominciando a capire che è necessario lottare, per riprenderci il nostro spazio, il nostro tempo, i nostri diritti e la nostra vita. Non ci fermeranno! NO al nuovo Piano Regolatore!
GIOVANI COMUNISTI – Coordinamento regionale delle Marche
L.U.P.O. – Lotta di Unità Proletaria Osimo











