Missioni di pace. Decameron di Daniele Luttazzi.

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Raptores orbis, postquam cuncta vastantibus defuere terrae, mare scrutantur: si locuples hostis est, avari, si pauper, ambitiosi, quos non Oriens, non Occidens satiaverit: soli omnium opes atque inopiam pari adfectu concupiscunt.

Auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.

Predatori del mondo, ora che tutto devastando hanno finito le terre, frugano il mare: avidi, se il nemico è ricco, arroganti, se povero, non l’oriente non l’occidente è bastato a saziarli.

Rubare, massacrare, saccheggiare con falso nome essi chiamano impero, e dove creano il deserto, lo chiamano pace.

Tacito, Agricola 30 4-5

Profezia. Poesia di Pier Paolo Pasolini.

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giovedì 26 febbraio 2009

La crisi economica, l'attacco al lavoro, l'opposizione sociale, sindacale e politica.


Venerdì 27 febbraio alle ore 17,30 a Jesi, presso il Palazzo dei Convegni - sito in Corso Matteotti -, si terrà un dibattito pubblico promosso dalla Federazione Provinciale ed il Circolo "Karl Marx" di Jesi del Partito della Rifondazione Comunista.
"La crisi economica, l'attacco al lavoro, l'opposizione sociale, sindacale e politica", questo il titolo dell'iniziativa coordinata da Matteo Silveri del PRC di Jesi, che vedrà gli interventi di Fabio Pasquinelli, responsabile lavoro, precarietà ed immigrazione della Segreteria Provinciale del PRC; Marco Amagliani, Assessore Regionale al welfare ed all'ambiente del PRC; Giuseppe Ciarrocchi, Segretario Regionale della FIOM-CGIL. Infine concluderà Giovanni Russo Spena, della Direzione Nazionale del PRC e già Capogruppo in Senato nella scorsa legislatura.
Gli argomenti che verranno affrontati nel corso della discussione saranno l'attuale crisi del capitale, che sta provocando gravissime conseguenze economiche e sociali sul tessuto produttivo del paese e sulle condizioni di vita dei lavoratori (con particolare riferimento alla perdita di migliaia di posti di lavoro nella Provincia di Ancona), e le cause del fallimento del sistema economico e finanziario neoliberale, caratterizzato dalla compressione dei redditi dei lavoratori e dalla diffusione della precarietà sociale, dalla socializzazione del debito e dalla privatizzazione della ricchezza.
La finalità di questa iniziativa è lanciare una stagione di opposizione sociale al governo Berlusconi, massima espressione di liberismo autoritario - a partire dal coordinamento tra le forze politiche e quelle sindacali - e di avanzare delle proposte politiche alternative per resistere alla crisi e superare il sistema capitalista, che sta relegando nella crescente miseria i lavoratori ed intensificando, al tempo stesso, il loro sfruttamento.

venerdì 23 gennaio 2009

Adesione allo Sciopero


La Segreteria Provinciale di Ancona del Partito della Rifondazione Comunista aderisce, sostiene, promuove e partecipa allo sciopero indetto da Fiom e Funzione pubblica CGIL per il giorno 13 febbraio 2009.
L'attuale fase economica e sociale che sta attraversando il nostro paese, con gravi conseguenze anche sul piano politico ed istituzionale, ci spinge in direzione di un conflitto utile e necessario al fine di evitare che siano, come sempre, i lavoratori, i giovani ed i pensionati a pagare la crisi, più grave di sempre, del capitalismo.
L'accordo separato firmato dal governo Berlusconi e dai sindacati CISL, UIL e UGL, è un atto grave contro i lavoratori italiani: perché smantella la garanzia dei diritti sanciti dal contratto nazionale, perché peggiora ulteriormente la condizione salariale dei lavoratori a favore dei profitti padronali, perché pone le basi per il definitivo smantellamento dello stato sociale e perché riduce il sindacato a strumento corporativo sottomesso a Confindustria.
È la concretizzazione di una struttura economica e sociale sulla quale costruire un regime non democratico ed antipopolare.
Un governo responsabile e competente dovrebbe intraprendere misure finalizzate a redistribuire i profitti per far ripartire l'economia nazionale, e questo è possibile solamente attraverso la nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese, l'aumento dei salari e delle pensioni, l'estensione degli ammortizzatori sociali, la difesa della pubblicità ed universalità dello stato sociale, la lotta alla precarietà dei lavoratori e la garanzia del diritto allo studio ed alla formazione professionale dei giovani.
Mentre tutto il mondo contrasta la crisi con l'attuazione di misure sociali, l'Italia vira pericolosamente - e si isola vergognosamente - a destra, con politiche a favore esclusivo dei ricchi, leggi fasciste e razziali, decisionismi governativi costituzionalmente eversivi.
Per questo Rifondazione Comunista sta con la CGIL e contro il governo Berlusconi.
Per questo prendiamo nettamente le distanze dal Partito Democratico, che ha abbandonato la CGIL per dialogare con Berlusconi (sic!).
Il 13 febbraio saremo a Roma ed in tutte le piazze d'Italia che manifesteranno, al fianco dei lavoratori, degli studenti e della CGIL, per resistere all'offensiva della destra e lanciare l'opposizione sociale al governo Berlusconi.

Fabio Pasquinelli
Responsabile Lavoro, Precarietà ed Immigrazione
Segreteria Provinciale di Ancona
Partito della Rifondazione Comunista

lunedì 6 ottobre 2008

Ancona 4 ottobre: MANIFESTAZIONE MULTIETNICA ED ANTIRAZZISTA!

La Federazione provinciale di Ancona del Partito della Rifondazione Comunista aderisce alla manifestazione multietnica ed antirazzista.

Il nostro paese sta vivendo una fase tragica e gli eventi degli ultimi mesi ne testimoniano la gravità. Alle politiche xenofobe del governo della destra (ma non solo della destra) sono seguiti accadimenti ripugnanti caratterizzati dall'esplodere di una violenza fascista, violenza che rappresenta solamente la manifestazione più cruda di un sentimento razzista diffuso e radicato, vettore di consensi a favore di un ceto politico incompetente e pericoloso. Non sono accettabili le narrazione “neutrali” dei mezzi di comunicazione di fronte a questi gravi eventi, né i distinguo e le giustificazioni del Governo e dell'opposizione parlamentare che non c'è – soprattutto in relazione ad una serie di presunte condotte criminose che coinvolgono direttamente le forze dell'ordine -.

La verità è che le classi dominanti stanno conducendo una dura aggressione contro i diritti sociali sanciti dalla nostra Costituzione. Le disposizioni razziste e sicuritarie, palesemente illegittime, ammantano di “stato” lo smantellamento delle tutele ai lavoratori, delle pensioni, della scuola pubblica, per giunta in una fase in cui i cittadini italiani non arrivano alla metà del mese. L'obbiettivo evidente è la frammentazione dei lavoratori e la cosiddetta “guerra tra poveri”, giocata sull'abolizione dei diritti e sulla concorrenza al ribasso del costo del lavoro. La condizione di precarietà, frutto solamente delle politiche dei governi di centro-destra e centro-sinistra, viene sublimata ed ideologizzata nell'insicurezza ed attribuita ad un nemico che si presta ad essere facile bersaglio del malcontento.

La condizione degli immigrati è di precarietà, marginalizzazione, irrapresentatività e privazione dell'appartenenza ad una comunità democratica; non molto differente, quindi, da quella della maggioranza dei cittadini italiani, avvezzi a frequentare i luoghi della produzione capitalistica per tirare a campare, piuttosto che bazzicare le stanze del potere. La leggenda della clandestinità è la misura di un inganno ideologico complessivo, che nasconde un meccanismo diabolico: da un lato gli immigrati, costretti nell'illegalità, prestano la loro opera lavorativa in condizioni schiavistiche, dall'altro i lavoratori garantiti devono accettare condizioni produttive sempre più dure ed insicure e sempre meno remunerative per restare sul mercato degli “schiavi moderni”.

Rifondazione Comunista scende in piazza e lotta al fianco dei fratelli immigrati per rivendicare i diritti sociali di tutti i lavoratori, la cui promozione, come insegna la storia, passa sempre tramite l'ampliamento e la diffusione degli stessi, mentre la conservazione e la protezione egoistica sono il segno di una civiltà sconfitta. Per questo vogliamo unire ciò che il “dominio flessibile” dei ceti dirigenti tende a dividere, contrapporre e neutralizzare. Per questo vogliamo fondere le istanze “di ogni colore” per la difesa e la promozione dei diritti sociali, per un nuovo movimento di solidarietà e contro le pratiche autoritarie del potere e lo sfruttamento dei lavoratori, quello sì “di tutti i colori”.

Manifesteremo le nostre ragioni con la nostra presenza, coscienti che siamo solamente all'inizio di una lunga lotta.


www.rifondazioneancona.blogspot.com

lunedì 19 novembre 2007

NO alla liquidazione dell'autonomia comunista, SI' all'unità dei comunisti!

Esprimo tutta la mia preoccupazione per la deriva governista e le pulsioni miglioriste che animano le scelte (in)politiche della classe dirigente del Partito della Rifondazione Comunista. Sono un militante del Prc, ormai, di lungo corso e mi sento in diritto ed in dovere di protestare con forza per quello che considero un tentativo di liquidazione dell’autonomia e dell’esperienza comunista, mosso da “destra”, benché nominato “sinistra”.

All’origine di questo processo liquidatorio si colloca l’assunzione di un paradigma politico borghese, che abolisce una prospettiva rivoluzionaria e di classe, prospettiva che ha animato e contrassegnato l’avanzata del proletariato internazionale e nazionale nella conquista di diritti e libertà sociali e civili. Questo paradigma può essere definito per semplificazione “bertinottismo”, ma in verità è espressione di un processo più complesso ed in molti casi eterodiretto, che ha come obbiettivo lo smantellamento delle organizzazioni rivoluzionarie e di classe e l’imposizione alle classi subalterne del pensiero unico, dell’ideologia dominante, del punto di vista del nemico di classe. Così, quella che la classe dirigente del Prc ha definito impropriamente autocritica (guarda caso riferita ad altri!), ha significato l’assunzione graduale della critica borghese e reazionaria al socialismo storico, alle rivoluzioni proletarie ed alla resistenza dei popoli oppressi contro i loro oppressori.

Tale processo è stato mistificato tramite la costruzione di categorie – affatto nuove – del tutto astratte e sostanzialmente fragili (come quella della non-violenza) che, contrapposte ai principi del marxismo-leninismo, hanno condotto il Partito ad una mutazione genetica caratterizzata da analisi politiche strampalate, tatticismo ed avventurismo esasperati, prese di posizione schizofreniche, carrierismo crescente e perdita costante di elettori ed iscritti – equilibrata da un turn-over patologico -. La presunzione velleitaria di trasformare le categorie formali ha malcelato un’inadeguatezza sostanziale della classe dirigente del Partito nella costruzione di una strategia politica realmente d’alternativa.

La deriva governista di Rifondazione Comunista è la logica conseguenza di una mancata autocritica della classe dirigente in merito al fallimento delle tesi bertinottiane, prevedibile e previsto dai sostenitori dei documenti alternativi al congresso di Venezia. Il governo di cui facciamo parte è impresentabile, e sono gravi ed imperdonabili le posizioni assunte dai dirigenti del Partito in sostegno a politiche che si determinano in continuità al governo Berlusconi ed agli altri governi liberisti - del solito centrosinistra - che lo hanno preceduto.

Non si può perdonare, né tantomeno condividere, l’adesione alla guerra imperialista e criminale contro il popolo afghano – aggravata dall’ignobile minaccia di espulsione dal Partito a carico dei parlamentari pacifisti - e l’astensione in sede di consiglio dei ministri sulla conferma della legge 30 – che con il pacchetto Treu condanna i giovani lavoratori alla precarietà – e sulla riforma antipopolare delle pensioni. E questi sono solo due esempi, i più significativi, di un’esperienza di governo fallimentare per il Prc e di una realtà dei fatti completamente avversa alla narrazione confusa che ne viene offerta.

La decisione di procedere a tappe forzate, con i dirigenti di Pdci, Verdi e Sinistra democratica, alla realizzazione di un nuovo soggetto politico federato, che superi il progetto della rifondazione comunista, rappresenta un ulteriore corollario della suddetta strategia fallimentare, nonché un colpo di mano antidemocratico che annulla l’autonomia del partito e la partecipazione democratica nella dialettica interna allo stesso. La scelta di formule plebiscitarie e l’evocazione di un movimento soffocato dallo stesse pratiche governiste, rappresentano gli strumenti per nascondere la vera natura di questa operazione, che consiste in una sommatoria di ceto politico privo di strategia ed indebolito dagli sbagli accumulati in dieci anni di fratture repentine e ricongiunzioni affrettate.

La manifestazione del 20 ottobre, sotto questo punto di vista emblematica, ha dimostrato come la realtà di quella che definiamo sinistra sia potenzialmente migliore dei suoi rappresentanti. In quella piazza si è palesata l’attuale inconciliabilità tra posizioni riformiste di matrice socialdemocratica ed il bisogno concreto di rilanciare una nuova stagione di opposizione e lotte sociali, nonché la necessità di procedere alla costruzione di una soggettività politica unitaria che di questa stagione ne sia la reale traduzione organizzativa.

Per queste ragioni sono convinto che se il governo Prodi e la maggioranza non accettassero, in sede di verifica programmatica, una concreta svolta politica in tema di politica estera e di diritti sociali e civili, sia inevitabile, urgente, necessario e salutare agire la crisi da sinistra. Inoltre ci si deve opporre con forza alla liquidazione del progetto e del simbolo di Rifondazione Comunista, anche e soprattutto nelle forme più gradualistiche. Al contrario è necessario costruire subito un partito comunista unitario, autonomo ed alternativo al Pd, che sappia porsi come punto di riferimento e forza motrice di una vasta e plurale aggregazione confederativa della sinistra sociale ed ambientalista e sia in grado di progettare una via al socialismo nel presente e per il futuro, senza bisogno di giochi di parole.

Infine bisogna diffidare la classe dirigente del Partito a compiere accelerazioni politiciste e colpi di mano, affinché il congresso che è alle porte sia realmente sovrano ed i militanti del partito siano messi in condizione, mediante la realizzazione di proposte chiare ed inequivocabili, di scegliere il proprio avvenire.