Raptores orbis, postquam cuncta vastantibus defuere terrae, mare scrutantur: si locuples hostis est, avari, si pauper, ambitiosi, quos non Oriens, non Occidens satiaverit: soli omnium opes atque inopiam pari adfectu concupiscunt.

Auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.

Predatori del mondo, ora che tutto devastando hanno finito le terre, frugano il mare: avidi, se il nemico è ricco, arroganti, se povero, non l’oriente non l’occidente è bastato a saziarli.

Rubare, massacrare, saccheggiare con falso nome essi chiamano impero, e dove creano il deserto, lo chiamano pace.

Tacito, Agricola 30 4-5

L'intervento del Sen. Giannini sul protocollo welfare

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giovedì 24 aprile 2008

NO PRG ! I movimenti antagonisti della politica urbanistica di Osimo devono agitarsi.



DOCUMENTO POLITICO CONTRO IL NUOVO PRG DI OSIMO


La terra e l’ambiente sono le risorse più importanti di cui dispone l’umanità, sia a livello globale che a livello locale; l’utilizzo improprio ed il consumo eccessivo di tali risorse configurano una condotta criminale contro l’umanità presente e futura e rappresentano una minaccia alla salute e all’esistenza stessa di tutta la comunità territoriale. La causa della crisi ambientale e delle cattive politiche territoriali che stiamo subendo è imputabile genericamente al paradigma strutturale di governo economico e a quello fittizio di governo politico delle comunità sviluppate ed in via di sviluppo da un lato, ed alle dinamiche violente e predatorie ai danni di popolazioni affamate ed impoverite dall’altro. Ciò che in questo caso ci interessa è il primo dei due fenomeni, anche se tra loro sono in rapporto di contiguità - come dimostra il sacrificio generalizzato degli spazi un tempo destinati all’agricoltura, e quindi all’alimentazione umana, ed oggi sfruttati intensivamente su ordine degli Usa per produrre biocarburante, così che, come ha ricordato polemicamente Fidel Castro, possano restare in vita solamente gli esseri motorizzati -.
La mancanza di politiche volte allo sviluppo sostenibile è dovuta essenzialmente al disinteresse a riguardo delle classi dominati, espressione del capitalismo industriale e finanziario, ed alla propensione naturale del sistema capitalistico al consumismo bulimico ed autodistruttivo, al primato dell’interesse privato su quello collettivo ed alla speculazione come forma di concentrazione e riproduzione della ricchezza. Le pubbliche amministrazioni non sono immuni da questo dato strutturale, al contrario, al di là della retorica politico-elettoralistica, ne incarnano, più o meno tutte, l’espressione più devastante per le comunità dei cittadini e per la classe dei lavoratori.
Lo strumento urbanistico è ormai divenuta una bacchetta magica che nell’immediato, salvo l’inevitabile e tragico scoccare della mezzanotte, può soddisfare contemporaneamente e con apparente efficacia due esigenze tra loro contrapposte: da un lato la redditività della speculazione di pochi privati, dall’altro il finanziamento di politiche pubbliche rivolte al soddisfacimento - al quanto parziale - dei bisogni della collettività, attraverso oneri di urbanizzazione e tassazione delle proprietà immobiliari. Ciò che è accaduto ad Osimo, in passato e soprattutto dopo l’ascesa incontrastata al potere delle liste di Latini, da un lato rappresenta un’espressione esemplare del sistema economico e politico capitalistico, dall’altro ne configura una manifestazione estremistica ed una degenerazione patologica.
La politica del cemento ha profondamente trasformato la città di Osimo, quantitativamente e qualitativamente, modificando la territoriale costellazione delle frazioni, importanti e caratteristici nuclei residenziali e sociali immersi nella campagna osimana, e provocando un arrogante allargamento della città dormitorio, che ha causato una periferizzazione urbanistica, sociale e culturale. Alla scomparsa di estese zone verdi ed a destinazione agricola si è accompagnata una cementificazione selvaggia, caratterizzata da un lato da carenza strutturale di servizi e problemi di viabilità, dall’altro dalla precarizzazione della sicurezza del territorio, che ha contribuito alla terribile alluvione del 16 settembre 2006. In una fase storica in cui l’agricoltura biologica potrebbe divenire la più rilevante e riproducibile risorsa del nostro territorio, in cui un sistema commerciale organizzato sulla filiera corta potrebbe invertire al ribasso i prezzi dei beni alimentari, in cui il rimboschimento potrebbe mettere al sicuro il territorio da catastrofi e rimediare all’inquinamento, le terre migliori, quelle rivolte a sud-est, vengono trasformate in colate di cemento con costruzioni tutte uguali che, sebbene vengano presentate in modo da stuzzicare il “buon gusto” borghese, sono tanto macabre quanto i casermoni operai del “socialismo reale”, e forse meno funzionali e più insignificanti. Un’ulteriore estensione residenziale, come quella prevista dal Prg post-elettorale del 2005, non può che aggravare questo stato di cose, al contrario di ciò che le liste di Latini vorrebbero far credere ai cittadini in merito a servizi e viabilità, ingannandoli per l’ennesima volta. Ma il dato più evidente in merito alle politiche urbanistiche subite dal nostro territorio, e da subire ancora e massicciamente con l’approvazione del nuovo Prg, è senza dubbio l’irrazionalità, dovuta ad una totale mancanza di capacità progettuale - basti ricordare le zone industriali e residenziali a chiazze e il Palabaldinelli, una cattedrale nel deserto a deturpare una piccola zona residenziale affacciata sulla campagna e nei pressi del parco naturale del Musone. Alla devastazione ambientale, inoltre, si aggiunge parallelamente il degrado morale che ha causato questa politica opportunistica, la quale ha associato allo sfruttamento insostenibile del territorio una corruzione diffusa delle relazioni politiche, economiche e sociali. L’amministrazione comunale si è sorretta su un duplice binario di costruzione del consenso, da un lato assecondando con le sue politiche antipopolari gli interessi privati di capitalisti e speculatori, dall’altro costruendo una diffusa rete di clientele spicciole, ma forse più dannose, in rigoroso stile democristiano e portando avanti un’ambigua strategia di alleanze politiche. Il fatto più allarmante è che neanche parte dell’opposizione è immune da questo stato di cose, come dimostra il conflitto di interessi che grava su alcuni esponenti del Partito Democratico che, una volta buttati fuori “a calci in culo” dal carro dei vincitori, si sono portati in dote all’opposizione i loro terreni edificabili, conquistati durante la permanenza al governo, ed oggi, “grazie a lor signori” e a causa della responsabilità oggettiva del PD, l’opposizione non ha i numeri per bocciare un Piano Regolatore che devasterà ancora ed in modo irrimediabile Osimo.
L’arroganza delle liste di Latini e gli interessi che la sostengono fanno in modo che il governo della città viva un duplice stato di isolamento, caratterizzato da un aspro conflitto verso l’alto, cioè contro le altre istituzioni locali (tra cui la Provincia che, con le sue osservazioni vincolanti ma disattese, ha stracciato gran parte del nuovo Prg), e da un duro conflitto agito dal basso, come quello dei comitati in difesa del territorio, dal comitato Senza Testa Senza Bitume che lotta esemplarmente per difendere la propria terra e la propria comunità dal bitumificio del padrone (ma non a casa nostra!) Calamante al comitato contro il maxicanile lager (progettato da un “genio”!!!) del “nostro amico” Bordi. Questo stato di accerchiamento dimostra che le polemiche tra Latini e le altre istituzioni non hanno nulla a che vedere con il campanilismo, che potrebbe essere anche giusto da parte di un’amministrazione comunale, ma sono il risultato di una pratica politica volta alla tutela di interessi particolari a danno della collettività.
Inoltre tale esercizio di conflittualità territoriale, che vede sotto legittimo assedio alcune pratiche illegittime e realizzate in danno alle comunità locali, non è il risultato di una strategia di conflitto sociale politicamente organizzata, bensì il frutto reattivo della totale mancanza di democrazia e trasparenza con la quale le liste di Latini hanno comandato sui cittadini e sul loro territorio, nonché l’esempio da seguire perché, con o senza Latini, se le cose non cambieranno, sarà necessaria una vasta e partecipata sollevazione popolare. Forse stiamo cominciando a capire che è necessario lottare, per riprenderci il nostro spazio, il nostro tempo, i nostri diritti e la nostra vita. Non ci fermeranno! NO al nuovo Piano Regolatore!


GIOVANI COMUNISTI – Coordinamento regionale delle Marche

L.U.P.O. – Lotta di Unità Proletaria Osimo

giovedì 17 aprile 2008

Ricostruire a Sinistra


APPELLO del 17/04/08


COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO DA NOI

Dopo il crollo della Sinistra Arcobaleno, ci rivolgiamo ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia.


Siamo comuniste e comunisti del nostro tempo. Abbiamo scelto di stare nei movimenti e nel conflitto sociale. Abbiamo storie e sensibilità diverse: sappiamo che non è il tempo delle certezze. Abbiamo il senso, anche critico, della nostra storia, che non rinneghiamo; ma il nostro sguardo è rivolto al presente e al futuro. Non abbiamo nostalgia del passato, semmai di un futuro migliore.

Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso: non solo essa ottiene un quarto della somma dei voti dei tre partiti nel 2006 (10,2%) - quando ancora non vi era l’apporto di Sinistra Democratica - ma raccoglie assai meno della metàdei voti ottenuti due anni fa dai due partiti comunisti (PRC e PdCI), che superarono insieme l’8%. E poco più di un terzo del miglior risultato dell’8,6% di Rifondazione, quando essa era ancora unita. Tre milioni sono i voti perduti rispetto al 2006. E per la prima volta nell’Italia del dopoguerra viene azzerata ogni rappresentanza parlamentare: nessun comunista entra in Parlamento.

Il dato elettorale ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”:risaltano la delusione estesa e profonda del popolo della sinistra e dei movimenti per la politica del governo Prodi e l’emergere in settori dell’Arcobaleno di una prospettiva di liquidazione dell’autonomia politica, teorica e organizzativa dei comunisti in una nuova formazione non comunista, non anticapitalista, orientata verso posizioni e culture neo-riformiste. Una formazione che non avrebbe alcuna valenza alternativa e sarebbe subalterna al progetto moderato del Partito Democratico e ad una logica di alternanza di sistema.

E' GIUNTO IL TEMPO DELLE SCELTE, QUESTA E' LA NOSTRA.

Non condividiamo l’idea del soggetto unico della sinistra di cui alcuni chiedono ostinatamente una “accelerazione”, nonostante il fallimento politico-elettorale. Proponiamo invece una prospettiva di unità e autonomia delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza settarismi o logiche auto-referenziali.

Rivolgiamo un appello ai militanti e ai dirigenti di Rifondazione, del PdCI, di altre associazioni o reti, e alle centinaia di migliaia di comuniste/i senza tessera che in questi anni hanno contribuito nei movimenti e nelle lotte a porre le basi di una società alternativa al capitalismo, perché non si liquidino le espressioni organizzate dei comunisti ed anzi si avvii un processo aperto e innovativo, volto alla costruzione di una “casa comune dei comunisti”.

Ci rivolgiamo:
-alle lavoratrici, ai lavoratori e agli intellettuali delle vecchie e nuove professioni, ai precari, al sindacalismo di classe e di base, ai ceti sociali che oggi “non ce la fanno più” e per i quali la “crisi della quarta settimana” non è solo un titolo di giornale: che insieme rappresentano la base strutturale e di classe imprescindibile di ogni lotta contro il capitalismo;
-ai movimenti giovanili, femministi, ambientalisti, per i diritti civili e di lotta contro ogni discriminazione sessuale, nella consapevolezza che nel nostro tempo la lotta per il socialismo e il comunismo può ritrovare la sua carica originaria di liberazione integrale solo se è capace di assumere dentro il proprio orizzonte anche le problematiche poste dal movimento femminista;
-ai movimenti contro la guerra, internazionalisti, che lottano contro la presenza di armi nucleari e basi militari straniere nel nostro Paese, che sono a fianco dei paesi e dei popoli (come quello palestinese) che cercano di scuotersi di dosso la tutela militare, politica ed economica dell’imperialismo;
-al mondo dei migranti, che rappresentano l’irruzione nelle società più ricche delle terribili ingiustizie che l’imperialismo continua a produrre su scala planetaria, perchè solo dall’incontro multietnico e multiculturale può nascere - nella lotta comune - una cultura ed una solidarietà cosmopolita, non integralista, anti-razzista, aperta alla “diversità”, che faccia progredire l’umanità intera verso traguardi di superiore convivenza e di pace.

Auspichiamo un processo che fin dall’inizio si caratterizzi per la capacità di promuovere una riflessione problematica, anche autocritica. Indagando anche sulle ragioni per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della “rifondazione comunista” non sia stata capace di costruire quel partito comunista di cui il movimento operaio e la sinistra avevano ed hanno bisogno; e come mai quel processo sia stato contrassegnato da tante divisioni, separazioni, defezioni che hanno deluso e allontanato dalla militanza decine di migliaia di compagne/i. Chiediamo una riflessione sulle ragioni che hanno reso fragile e inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti che provengono da quella esperienza, ed anche gli errori che ci hanno portati in un governo che ha deluso le aspettative del popolo di sinistra: il che è pure all’origine della ripresa delle destre. Ci vorrà tempo, pazienza e rispetto reciproco per questa riflessione. Ma se la eludessimo, troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta della ricostruzione.

Il nostro non è un impegno che contraddice l’esigenza giusta e sentita di una più vasta unità d’azione di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al cambiamento. Né esclude la ricerca di convergenze utili per arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie. Ma tale sforzo unitario a sinistra avrà tanto più successo, quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione di un partito comunista forte e unitario, all’altezza dei tempi. Che - tanto più oggi - sappia vivere e radicarsi nella società prima ancora che nelle istituzioni, perché solo il radicamento sociale può garantire solidità e prospettive di crescita e porre le basi di un partito che abbia una sua autonoma organizzazione e un suo autonomo ruolo politico con influenza di massa, nonostante l’attuale esclusione dal Parlmento e anche nella eventualità di nuove leggi elettorali peggiorative.

La manifestazione del 20 ottobre 2007, nella quale un milione di persone sono sfilate con entusiasmo sotto una marea di bandiere rosse coi simboli comunisti, dimostra – più di ogni altro discorso – che esiste nell’Italia di oggi lo spazio sociale e politico per una forza comunista autonoma, combattiva, unita ed unitaria, che sappia essere il perno di una più vasta mobilitazione popolare a sinistra, che sappia parlare - tra gli altri - ai 200.000 della manifestazione contro la base di Vicenza, ai delegati sindacali che si sono battuti per il NO all’accordo di governo su Welfare e pensioni, ai 10 milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto il referendum sull’art.18.

Auspichiamo che questo appello – anche attraverso incontri e momenti di discussione aperta - raccolga un’ampia adesione in ogni città, territorio, luogo di lavoro e di studio, ovunque vi siano un uomo, una donna, un ragazzo e una ragazza che non considerano il capitalismo l’orizzonte ultimo della civiltà umana.

Adesioni su www.comunistiuniti.it


PRIME ADESIONI:
Ciro ARGENTINO operaio Thyssen Krupp - Mariano TREVISAN comitato No Dal Molin Vicenza - Piero CORDOLA comitati No TAV Val di Susa - Francesco BACHIS comitato sardo “Gettiamo le Basi” - Filippo SUTERA comitato NO PONTE Messina - Giovanni PATANIA comitato di lotta Alluvionati Vibo Valentia - C. BALLISTRERI- D. PAOLONE - G. MODIC - F. LISAI - M. PUGGIONI operai e delegati Fiat Mirafiori - Margherita HACK astronoma - Domenico LOSURDO filosofo - Gianni VATTIMO filosofo - Luciano CANFORA filologo - Angelo D’ORSI storico - Marco BALDINI conduttore televisivo - Raffaele DE GRADA comandante partigiano, storico dell’arte - Alberto MASALA scrittore – VAURO vignettista - Enzo APICELLA vignettista - Giorgio GOBBI attore - Michele GIORGIO giornalista de il Manifesto - Manlio DINUCCI saggista, collaboratore de il Manifesto - Bebo STORTI attore - Gerardo GIANNONE operaio RSU Fiat Pomigliano d’Arco - Wladimiro GIACCHE’ economista - Marino SEVERINI musicista, “La Gang” - STATUTO gruppo musicale - Wilfredo CAIMMI partigiano, medaglia d’argento al valor militare - Ugo DOTTI docente letteratura Università Pavia - Guido OLDRINI docente filosofia Università Bologna - Mario GEYMONAT docente filosofia Università Venezia - Mario VEGETTI professore emerito università Pavia - Andrea CATONE presid. centro studi transizione al socialismo - Alessandro HOBEL storico del movimento operaio - Federico MARTINO docente Diritto Università Messina - Stefano AZZARA’ docente filosofia Università Urbino - Fabio MINAZZI docente filosofia della Scienza Università Lecce - Sergio RICALDONE partigiano, consiglio mondiale per la pace - Wasim DHAMASH docente lingua e letteratura araba Università Cagliari - Gigi LIVIO storico del teatro - Teresa PUGLIATTI docente storia dell’Arte Università Palermo - Maria Luisa SIMONE pittrice - Delfina TROMBONI storica, femminista - Silvia FERDINANDES presid. centro interculturale nativi ed immigranti “ALOUAN” - AEROFLOT gruppo musicale - Francesco ZARDO giornalista e scrittore - Carlo BENEDETTI giornalista - Siliano INNOCENTI segret. circolo Prc Breda Ansaldo Pistoia - Domenico MORO economista - Giusi MONTANINI direttivo reg.le CGIL Marche - Alberto BALIA musicista - Hallac SAMI comitato di solidarietà con il popolo palestinese - Fabio LIBRETTI operaio, direttivo FIOM Milano - Antonello TIDDIA operaio, RSU Carbosulcis Carbonia Iglesias - Dario GIUGLIANO docente filosofia Accademia delle Belle Arti Napoli - Fabio FROSINI docente storia della filosofia Università Urbino - Albino CANFORA docente analisi matematica Università Napoli - Francesco SAVERIO de BLASI docente analisi matematica Roma - Franco INGLESE astrofisico - Vito Francesco POLCARO astrofisico - Adele MONICA PATRIARCHI docente storia e filosofia Roma - Helene PARASKEVAIDES filologa classica - Laura CHIARANTINI docente biochimica Università Urbino - Micaela LATINI docente storia letteratura tedesca Università Cassino - Nico PERRONE docente filosofia Accademia Belle Arti Napoli - Alfonso NAPOLITANO regista teatrale - Tiziano TUSSI comitato nazionale ANPI - Luigi Alberto SANCHI ricercatore CNRS, Parigi - Omar Sheikh E. SUAD mediatrice interculturale - Sergio MANES editore - Orestis FLOROS medico CPT - Massimo MUNNO “Luzzi Clan” curva sud Cosenza calcio - Rolando GIAI-LEVRA direttore “Gramsci oggi” on line - Cristina CARPINELLI centro studi problemi transizione socialista - Vittorio GIOIELLO centro ricerca Fenomenologia e società - Vito Francesco POLCARO primo ricercatore INASF - Adriano AMIDEI MIGLIANO regista e critico cinematografico - Renato CAPUTO docente storia e filosofia Università Roma - Emanuela SUSCA docente sociologia Università Urbino - Alessandro VOLPONI docente filosofia Fermo - Maurizio BUDA operaio, RSU Iveco Torino - Giuseppe BRUNI operaio, RSU Magnetto Weels Torino - Mariano MASSARO delegato regionale ORSA Sicilia - Armando RUSSO operaio, RSU Bertone Torino - Luigi DOLCE operaio, Itca, Torino - Giovanni ZUNGRONE segretario FLM Uniti Torino - Ferruccio GALLO, Pino CAPOZZI operai, RSU Fiom Idea Institute Torino - Manola MAURINO RSU ASL 1, Torino - Roberto TESTERA operaio,Comau Torino - Pasquale AMBROGIO operaio, Frigostamp Torino - Nicola BORELLO operaio, RSU ItalCementi Vibo Valentia - Mirko CAROTTA dirigente sindacale Trentino Alto Adige - Paolo AMORUSO segretario SLC Caserta - Daniele ARCELLA, Antonio BELLOPEDE, Vincenzo MEROLA, Salvatore BRIGNOLA operai, RSU Ericsson Marconi Marcianise, Caserta - Mario MADDALONI operaio, RSU Filcem Napoletana Gas - Eugenio GIORDANO operaio, RSU Alenia Pomigliano D’Arco - Franco ROMANO operaio, RSU Filcams Napoli - Ilaria REGGIANI comitato precari Mantova - Franco BOSISIO operaio, RSU Sag Bergamo - Francesco FUMAROLA lavoratore Atesia Roma - Riccardo DE ANGELIS RSU Telecomitalia Roma - Federico GIUSTI RSU Comunedi Pisa.

venerdì 11 aprile 2008

Appello al Voto del 13-14 aprile

Di seguito riporto l'appello al voto di Oliviero Diliberto e, pur senza entusiasmo,
lo sottoscrivo e mi allineo.


No, non è una esagerazione indicare il voto di domenica e lunedì come decisivo. Lo è in primo luogo perché è in gioco la sopravvivenza della sinistra. Cioè la sopravvivenza dell'unica forza che si batte per la dignità di lavoratori e pensionati, per un futuro di pace, per una scuola pubblica, per uno stato laico, per i diritti civili di tutti: in definitiva per la democrazia. Il tentativo delle due maggiori forze è di cancellare la sinistra dal panorama politico.
E' la prima volta nella storia democratica dell'Italia che questo avviene. Lo vuole il Pdl perchè la sinistra è di intralcio alla sottomissione della società a un vero e proprio regime. Lo vuole il Pd che ha rotto con la sinistra rischiando di consegnare il Paese a Berlusconi e Fini. Lo vogliono padroni, banche, finanza, gerarchie ecclesiastiche. Il disegno è chiaro, evidente Tutta la campagna elettorale è stata impostata per cancellarci. I media si sono impegnati in modo talvolta indecoroso e apertamente di parte per facilitare questa operazione. La sinistra è scomparsa dai grandi mezzi di comunicazione. Si è tentato di giocare una partita a due fra Pdl e Pd facilitando la campagna delle due maggiori forze - peraltro identica nelle motivazioni - sul voto utile. Tutta questa manovra va denunciata con forza e soprattutto va fatta saltare con un voto secco, determinato a La Sinistra l'Arcobaleno. Per questo il voto del 13 e 14 aprile è un voto decisivo. Tutte le amarezze, il malessere, le critiche che pur ci possono essere rispetto a una esperienza di governo deludente vanno oggi superate per affermare il diritto al futuro degli interessi che abbiamo rappresentato e rappresentiamo. Questi interessi si chiamano centralità del lavoro, pace, diritti di libertà, uguaglianza. Questi interessi non sono superati da un capitalismo da giungla che, oggi come ieri, opprime la maggioranza della società con salari indecorosi e pensioni indegne, con la morte quotidiana di chi lavora, con la negazione dei diritti di libertà - dall'aborto al diniego di riconoscimento delle unioni civili -, con il precariato a vita.
Con il voto questa deriva si può arginare. Anzi, può nascere la speranza di una società e di un mondo migliori. I comunisti, come sempre, sono chiamati a fare la loro parte. E sono sicuro che la faranno. Al voto e alla lotta, cari compagni.

Roma, 11 aprile 2008

mercoledì 6 febbraio 2008

Ricominciare dalla Rifondazione Comunista!

Di seguito propongo una lettera aperta inviata al Presidente Bertinotti ed al Segretario del PRC Franco Giordano.


Scrivo questa lettera aperta per esprimere la mia indignazione, cosciente di interpretare il pensiero di molti Compagni delle Marche, in relazione alle gravissime ed illegittime affermazioni di Bertinotti e Giordano. Gravissime nel sostanziale merito e nella forma con la quale sono state espresse; illegittime perché chi ha l’onore e l’onere di rappresentare un soggetto politico, non può sovrapporre le proprie idee personali a quelle della maggioranza del partito.

Il contenuto inaccettabile degli annunci mediatici cui mi riferisco, consiste nella decisione di presentare alle elezioni un simbolo diverso da quello del Partito, riferito ad una vaga e confusa “sinistra arcobaleno”, senza alcun riferimento ai due partiti comunisti che rappresentano il nucleo forte e centrale dell’unità della sinistra. In verità, questa decisione non è legata alla contingenza ma, relazionata alle sparate di Giordano sul tesseramento ad un nuovo soggetto politico e all’assurda proposta di Bertinotti di considerare le nuove elezioni come la fase costituente di un nuovo partito, svela il reale progetto in questione, che va al di là della censura dei simboli del lavoro - falce e martello - e tende alla costruzione di un partito socialdemocratico ed alla cancellazione dei comunisti e della loro autonomia.

Siamo di fronte ad un preoccupante colpo di coda di un ceto politico autoreferenziale, il quale cerca di scaricare il proprio fallimento sul Partito della Rifondazione Comunista, condannandolo allo scioglimento senza interpellarne il corpo politico reale, gli iscritti ed i militanti, che, in larga maggioranza, sono contro la liquidazione del Partito. Infatti, la sostituzione di una soggettività comunista, alternativa ed antagonista, con una vagamente di “sinistra”, va a vantaggio esclusivo dei padroni e dei loro servi, dei poteri forti (tra cui Stati Uniti ed Unione Europea) e degli ex diessini (da Veltroni a Mussi). La non condivisibile e al quanto superficialotta critica bertinottiana alla dottrina, all’esperienza ed al movimento comunista del ‘900, saltando con le schizofreniche tesi di Venezia dal movimentismo fondamentalista al più opportunista dei governismi, rappresenta il passaggio centrale del fallimento di un ceto politico che cambia precipitosamente tutto per confondere le acque, scoraggiare ed eliminare l’opposizione e restare attaccato alle poltrone. Vale la pena chiedersi come potrebbe essere altrimenti, dopo che, per sostenere un governo fedele ai poteri forti ed infedele al programma elettorale, sono stati espulsi e minacciati di espulsione Compagni che si sono rifiutati di sostenere le sporche guerre imperialiste; è stata appoggiata la costruzione della base USA a Vicenza; sono stati sostenuti gli aumenti della spesa militare; è stata sottratta ricchezza dalla fiscalità generale a favore del profitto; è stato sottratto il TFR ai lavoratori a vantaggio della speculazione finanziaria; sono stati condannati i giovani alla precarietà; sono stati obbligati gli operai ai sanguinosi straordinari; è stato inferto un ulteriore duro colpo al sacrosanto diritto di andare in pensione; ed è stata espressa, come ultimo atto di sudditanza, solidarietà a Clemente Mastella. E l’elenco sarebbe continuato ancora a lungo, in attesa della tardiva e mai realizzata verifica dell’esperienza di governo, se l’ex segretario del Prc fosse stato ancora Presidente della Camera.

L’ultimo gravissimo atto che conferma il drammatico quadro in cui versa, per volere dei suoi “leader”, il Partito della Rifondazione Comunista, è l’illegittimo annullamento del Congresso, unico luogo deputato alla costruzione democratica e partecipata della decisione politica. I militanti e gli iscritti del Partito sono stati sequestrati ed imbavagliati, mentre, coloro che, a questo punto, si autodefiniscono classe dirigente di Rifondazione Comunista, decidono di liquidare questa esperienza politica per approdare ad un’altra, completamente diversa ed in continuità solamente con la fallimentare esperienza del Prc nel Governo Prodi. Il progetto della Rifondazione Comunista è stato abbandonato da coloro che oggi lo dichiarano superato, ma per la netta maggioranza dei Compagni può e deve essere rilanciato, e per questo è necessario chiedere la permanenza dell’autonomia del Prc alle imminenti elezioni politiche (anche nel simbolo elettorale) e, subito dopo, l’immediata convocazione del Congresso del Partito, quale unico luogo legittimato all’assunzione – e non alla semplice ratifica – delle scelte politiche fondamentali, che permetta a tutti i Compagni di decidere liberamente ed autonomamente, senza essere ancora ostaggio dell’arbitrio di un ceto politico che non ha più la cognizione ed il controllo della realtà.




Fabio Pasquinelli

Coordinatore regionale Giovani Comunisti – Marche

Rifondazione Comunista – Circolo di Osimo (Fed. Ancona)

sabato 29 dicembre 2007

L'Appello per la difesa della Casa del Popolo

Il 26 dicembre 2007 una delegazione di circa 30 Compagni ha occupato la Casa del Popolo di Osimo.
Di seguito riporto l'Appello presentato nel corso dell'azione.


La Casa del Popolo di Osimo “Riccardo Giulietti” è un monumento della classe operaia, un bene culturale e storico che, in quanto tale, deve essere tutelato e preservato dalla speculazione edilizia. Tale monumento non testimonia solamente la presenza di una classe sociale progressivamente organizzata e capace di costruire fondamentali spazi e percorsi di partecipazione e democrazia, ma rappresenta anche un simbolo di resistenza ed opposizione agli elementi di degrado che mettono in pericolo l’equilibrio politico e la vita stessa di tutta la comunità osimana e non solo.

La politica del cemento ha profondamente trasformato la città di Osimo, modificando la territoriale costellazione delle frazioni, importanti e caratteristici nuclei residenziali e sociali immersi nella campagna osimana, e provocando un arrogante allargamento della città dormitorio, che ha causato una periferizzazione urbanistica, sociale e culturale. Alla scomparsa di estese zone verdi ed a destinazione agricola si è accompagnata una cementificazione selvaggia, caratterizzata da un lato da carenza strutturale di servizi e problemi di viabilità, dall’altro dalla precarizzazione della sicurezza del territorio. Ancor più grave è, tuttavia, il degrado morale che ha causato questa politica opportunistica, la quale ha associato allo sfruttamento insostenibile del territorio una corruzione diffusa delle relazioni politiche, economiche e sociali.

La Casa del Popolo non può e non deve essere integrata in questa dinamica ma, al contrario, ne deve rappresentare l’opposizione, la resistenza e l’alternativa, rivivendo di nuovo la sua radicale ed originaria vocazione partigiana. Per questo ci opponiamo con forza alla sua demolizione ed al progetto di costruire, nel cuore del Parco della Rimembranza, l’ennesimo complesso residenziale, di cui la nostra comunità non ha alcun bisogno. Contestiamo la legittimità politica e la moralità di questa operazione, in quanto riteniamo che chi beneficia dell’onore della proprietà, del possesso e della gestione di un bene che è per sua natura “comune”, deve assumere su di sé anche l’onere di garantirne la funzione, la fruibilità e, condizione necessaria a tutte le altre, l’esistenza. Chiediamo una svolta a partire da questo luogo, in questo preciso momento, da qui proponiamo la costruzione partecipata e responsabile di un progetto che ripensi il ruolo della Casa del Popolo nella nostra società, come luogo di ricomposizione di ciò che il capitalismo e l’opportunismo politico che genera tende a dividere. Da qui salviamo una casa dalla speculazione e poniamo un mattone per una città nuova.

Giù le mani dalla Casa del Popolo, giù le mani da Osimo!



giovedì 20 dicembre 2007

Giù le manacce dalla Casa del Popolo, marrani!

Di seguito propongo un'attenta lettura del documento della sinistra comunista osimana.


PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO

AMBIENTALE, STORICO E CULTURALE!

CONTRO LA SPECULAZIONE DI QUALSIASI COLORE!

DIFENDIAMO LA CASA DEL POPOLO,

CONTRASTIAMO IL PIANO REGOLATORE!


La Casa del Popolo “Riccardo Giulietti”, storica sede del Partito Comunista Italiano e monumento della classe operaia osimana, rappresenta un bene storico, sociale e culturale per tutta la città di Osimo e la sua svendita, la sua demolizione, a vantaggio dell’ennesima speculazione edilizia sul nostro territorio, rappresentano un danno grave al patrimonio politico, culturale e storico osimano e l’ennesima scelta antipopolare del neonato Partito democratico.

Da più di cinquant’anni la Casa del Popolo è il luogo della militanza operaia e della partecipazione popolare, nel quale tutte le generazioni osimane che si sono riconosciute nella lotta per il progresso democratico, sociale e civile sono cresciute attraverso lo studio, il dialogo e l’impegno politico e militante. Ha rappresentato molto di più della sede di un partito politico, è stato il luogo privilegiato dell’incontro sociale e della progettazione di un’alternativa politica possibile e necessaria. La Casa del Popolo ha dato asilo ai sogni dei giovani, alle prospettive dei lavoratori ed alle memorie dei pensionati osimani e non solo. Ha rappresentato la scena nella quale la storia degli operai e dei partigiani si è incontrata con quella delle giovani generazioni.

La scelta di demolire un pezzo di storia condivisa a vantaggio di una speculazione edilizia privata, è grave e muove una preoccupazione di tipo urbanistico, contrasta con una ragione laicamente politica e, soprattutto, solleva una fondamentale questione morale.

In primo luogo il piano di recupero approvato dal Consiglio Comunale di Osimo, che prevede la costruzione dell’ennesima palazzina privata ai danni di un luogo che ha assunto una rilevanza ed una funzione pubblica, ha significato l’elargizione di un favore tra ceti politici formalmente contrapposti. In Consiglio Comunale nessuno, salvo Rifondazione Comunista, ha messo in dubbio l’opportunità urbanistica di procedere ad una cementificazione selvaggia di una zona verde del centro storico, adiacente al Parco della Rimembranza e circondata da altre case. Inoltre non sono state sufficienti le precauzioni in relazione alla sostenibilità strutturale dell’eventuale nuova opera, tenute in considerazioni le preoccupazioni sollevate a riguardo di una presunta instabilità geologica del territorio adiacente. Un colpaccio per il Partito democratico, che incassa subito un bel po’ di soldi, e per l’Amministrazione Comunale, che riceve una legittimazione alla politica del cemento direttamente dall’opposizione. A questo punto pensiamo che sarebbe giusta e necessaria la trasparente e pubblica comunicazione del costo dell’immobile e dell’identità degli acquirenti; se non altro, per evitare una nuova ed inopportuna cementificazione e studiare soluzioni alternative per la riqualificazione architettonica e sociale della struttura.

Conseguenza di questa prima circostanza è la dubbia coerenza che gli ex Democratici di Sinistra manifestano nel loro concreto agire politico. Come si possono agire battaglie esemplari e condivisibili – ad esempio per quanto riguarda la permanenza della scuola elementare Bruno da Osimo e lo stadio comunale Diana – da un lato, e procedere, dall’altro, alla svendita ed allo smantellamento di un pezzo di storia condivisa della comunità osimana e della classe operaia in generale, con l’aggravante dell’esclusiva finalità di interesse privato? Che senso ha, in un momento in cui l’Amministrazione Comunale sta sottraendo alla cittadinanza spazi fisici e politici di espressione democratica, luoghi usufruibili da parte di associazioni indipendenti dalla gabbia di potere delle liste del sindaco, demolire l’ultimo spazio sociale indipendente rimasto? Dove va a finire l’onestà di chi critica la speculazione edilizia solamente quando è frutto di guadagno altrui? Su tutte queste questioni è lo stesso elettorato del centro-sinistra che esigerà delle risposte adeguate.

Infine, ciò che più ci indigna, è l’emergere di una gravissima ed irrisolta questione morale. La Casa del Popolo è stata costruita volontariamente e gratuitamente dai lavoratori osimani e dai militanti comunisti, è grave che oggi, una fazione politica che a suo tempo se n’è assunta l’onore, ma anche l’onere, della proprietà e della gestione, si permetta di lucrare su ciò che non può essere impiegato a tale scopo. La storia del movimento operaio e comunista italiano è stata già troppe volte infangata da coloro che, passando attraverso le svolte politiche che dal Pds hanno portato al Pd, hanno accompagnato le abiure ideologiche con condotte disinvolte in materia di rapporti ambigui tra interessi pubblici ed interessi privati – basti citare la degenerazione delle cooperative rosse ed il caso Unipol, comprese le banche di Fassino e i sogni di D’Alema -. La tendenza alla demolizione di elementi simbolici e storici del movimento operaio ha sempre, ed inevitabilmente, costituito la premessa necessaria di trasformazioni politiche e degenerazioni ideologiche che hanno inquinato la stessa etica dell’agire politico.

Quindi ci appelliamo a tutte le Compagne ed a tutti i Compagni, alle cittadine ed ai cittadini osimani che, anche se non di sinistra, considerano la scomparsa della Casa del Popolo una profonda ferita inferta al patrimonio storico e culturale della nostra comunità, affinché facciano sentire la loro voce contro il provvedimento irresponsabile emanato a larga maggioranza dal Consiglio comunale. Ci appelliamo all’Amministrazione Comunale, affinché dia un segno inequivocabile di svolta nella politica urbanistica della città a cominciare dal ritiro della variante al Prg ed alle forze di opposizione, affinché conducano coerentemente la battaglia per il rispetto dei beni ambientali e culturali, anche quando sono in ballo questioni relative ai loro interessi economici. Noi firmatari del presente appello, solidali con i lavoratori che hanno prestato la loro opera per ciò che consideriamo un monumento storico ed intoccabile, coerenti con la nostra storia ed il nostro progetto politico, ci opponiamo con forza alla svendita ed alla demolizione della Casa del Popolo di Via Cialdini intitolata al Compagno Riccardo Giulietti.


Partito della RIFONDAZIONE COMUNISTA

Partito dei COMUNISTI ITALIANI

Lotta di Unità Proletaria Osimo – LUPO

Giovani Comuniste/i – GC

Federazione Giovanile Comunisti Italiani – FGCI

Comitato Spazi Sociali Autogestiti - CSSA

mercoledì 12 dicembre 2007

Comunicato de l'Ernesto - Prc Osimo

Comunicato de L’Ernesto – Area politica di Rifondazione Comunista
Circolo Prc di Osimo.



In qualità di portavoce dell’area politica de L’Ernesto, espressione della maggioranza di Rifondazione Comunista ad Osimo, comunico la non adesione, coerentemente a quanto deciso in sede nazionale, alla fase costituente de “La Sinistra l’Arcobaleno”.

L’assemblea svoltasi l’8 ed il 9 dicembre a Roma ha rappresentato l’evento promozionale di un’operazione politicista, verticista ed autoreferenziale, non alternativa sostanzialmente al Partito democratico, né formalmente al partito di Berlusconi. L’unico dato chiaro emerso dal dibattito è stato la volontà della classe dirigente del Prc di liquidare l’esperienza della rifondazione comunista e procedere ad un assemblaggio di ceto politico moderato e governista.
I tentativi di riprodurre questa dinamica sul territorio debbono essere respinti con inflessibile durezza!

Il processo costituente della cosa arcobaleno è illegittimo, in quanto non ha ricevuto il consenso di militanti ed iscritti, né a livello nazionale, né nelle strutture di base.
La decisione della classe dirigente del Prc di annullare il congresso rappresenta un colpo di stato interno al partito, l’azzeramento delle forme di discussione e decisione democratica.

È urgente e necessario che le Compagne ed i Compagni si oppongano con forza a questa degenerazione!

L’unità a sinistra possibile è quella sancita dalla manifestazione del 20 ottobre contro la precarietà, in cui il simbolo della falce e martello, il simbolo dei lavoratori, era predominante ed unificante. L’unità a sinistra deve essere costruita su un progetto politico avanzato, non sulla somma degli apparati dirigenti e sull’annullamento dell’identità storica. Il programma di riferimento deve mettere al centro l’autonomia dal governo, l’alternativa al capitalismo, l’opposizione non trattabile alla guerra, la lotta di classe per la difesa e l’estensione dei diritti sociali. Coloro che dicono di costruire l’unità a sinistra, non possono farlo danneggiando i lavoratori, i giovani ed i popoli massacrati dallo sfruttamento e dalle guerre imperialiste.

Per queste ragioni noi Comunisti, oltre a non entrare nel nuovo “soggetto politico della sinistra” - che riteniamo una sbagliata e tardiva riedizione bertinottiana della svolta di Occhetto -, rinnoviamo la richiesta ai Compagni senatori di votare contro la fiducia al governo su precarietà e riforma delle pensioni - ritenendo in aggiunta che chi vota a favore è complice di quella sporca guerra che miete vittime sul posto di lavoro! -, nonché di opporsi al rifinanziamento della missione in Afghanistan. In secondo luogo chiediamo a tutti i movimenti di intraprendere una dura vertenza che impedisca la costruzione della base americana a Vicenza, a partire dalla partecipazione alla manifestazione del 15 dicembre. Infine chiediamo ai dirigenti locali del Prc di ritrattare a tutti i livelli la presenza di Rifondazione Comunista all’interno del centro-sinistra, a cominciare dalla rottura con L’Unione.

L’Ernesto – Rifondazione Comunista di Osimo non prenderà parte a nessuna iniziativa de “la Sinistra l’arcobaleno” e comunica sin da subito la sua autonomia dal PD e dagli altri partiti de L’Unione. In conseguenza di questa presa di posizione, in veste di portavoce dell’area ed in disaccordo con la linea imposta dai vertici, rassegno irrevocabilmente le mie dimissioni dalla segreteria del Prc di Osimo, in considerazione del fatto che non posso e non voglio assumermi la responsabilità di gravi e sbagliate decisioni, in merito alle quali, né io né i Compagni del Partito, abbiamo potuto discutere apertamente e decidere democraticamente.

Il Coordinatore de L’Ernesto – Rifondazione Comunista
Circolo PRC di Osimo
Fabio Pasquinelli

mercoledì 28 novembre 2007

Appello dei Giovani Comunisti.

Documento del 28/11/07 dei Giovani Comunisti delle Marche


L’accordo del 23 luglio tra una parte del governo, i sindacati confederali (Cisl, Uil, Cgil, esclusi i metalmeccanici della Fiom) e Confindustria rappresenta un durissimo colpo inferto ai lavoratori ed ai giovani italiani. Nella sostanza ribadisce la precarietà sociale creata dal pacchetto Treu prima e dalla legge 30 poi, peggiora la riforma Maroni del sistema pensionistico e sancisce definitivamente che, il programma con il quale il Governo Prodi ha ottenuto i voti degli italiani, è carta straccia come l’alleanza elettorale dell’Unione. Le responsabilità di questa fallimentare esperienza di governo sono da suddividere tra i ricatti di squallidi esponenti politici legati ai poteri forti (Confindustria, Vaticano, Stati Uniti), la vocazione filo-padronale del neonato Pd e l’inadeguatezza politica, nonché la superficialità di analisi e d’azione, del gruppo dirigente dell’impropriamente detta “sinistra radicale”.

È grave la decisione del Governo di porre la fiducia sull’approvazione del protocollo welfare, in quanto lesiva delle garanzie democratiche e strumentale a censurare la dialettica interna alla maggioranza. Alla strumentalizzazione subita dai lavoratori, ad opera di parte del governo e sindacati compiacenti, per mezzo di un referendum “truccato”, si aggiunge la tendenza pericolosamente autoritaria - e condizionata dai poteri economici – dell’amministrazione Prodi-Veltroni. Questo voto di fiducia rappresenta la prova generale di una svolta politica incentrata sul paradigma di un governo autoritario e classista, di un parlamento “normalizzato” - composto da forze politiche succubi dell’esecutivo di turno - e di sindacati più interessati a garantire compatibilità al capitalismo che diritti ai lavoratori.

È giunto il momento che Rifondazione Comunista, preso atto dell’oggettivo fallimento della “Cosa rossa” e delle posizione di retroguardia degli altri soggetti politici a sinistra del Pd, riprenda in mano la lotta sociale contro la precarietà e la guerra, al fianco dei lavoratori e dei movimenti; così come hanno sancito la grande manifestazione del 20 ottobre e le nobili ed avanzate esperienze di movimento, tra le tante altre, dei cittadini di Vicenza e della Val di Susa. Nessun compromesso è possibile con chi inganna i cittadini e calpesta i diritti sociali e civili! La misura è colma, una sola occasione in più sottratta alla necessaria opposizione politica e sociale a questo stato di cose, segnerebbe una frattura irreparabile e, forse, l’allontanamento di un’alternativa possibile, assieme al ritorno al governo della destra, il cui becero populismo è sempre più senso comune nel malcontento paese.

Per questo chiediamo a gran voce, con gli occhi colmi di rabbia e ultima speranza, al gruppo dirigente del Partito, ai Deputati ed ai Senatori del Prc di non accordare ancora una volta la fiducia a questo Governo. Chiediamo ad essi di lottare coerentemente per i diritti dei lavoratori e per la libertà dei popoli oppressi. Chiediamo un voto contrario alla precarietà che soffoca il futuro dei giovani e ad una riforma pensionistica che non rispetta la vita di chi una vita ha lavorato per sé e per la comunità. Chiediamo da subito una dura vertenza contro la costruzione della base di americana a Vicenza ed una svolta sulla missione in Afghanistan, per il ritiro immediato dei militari italiani da tutti i teatri di guerra. Chiediamo a tutti i Compagni, in alternativa, di sollevarsi contro quella che sarebbe solamente una deriva governista sterile ed autolesionista.


Coordinamento Giovani Comunisti delle Marche

lunedì 19 novembre 2007

NO alla liquidazione dell'autonomia comunista, SI' all'unità dei comunisti!

Esprimo tutta la mia preoccupazione per la deriva governista e le pulsioni miglioriste che animano le scelte (in)politiche della classe dirigente del Partito della Rifondazione Comunista. Sono un militante del Prc, ormai, di lungo corso e mi sento in diritto ed in dovere di protestare con forza per quello che considero un tentativo di liquidazione dell’autonomia e dell’esperienza comunista, mosso da “destra”, benché nominato “sinistra”.

All’origine di questo processo liquidatorio si colloca l’assunzione di un paradigma politico borghese, che abolisce una prospettiva rivoluzionaria e di classe, prospettiva che ha animato e contrassegnato l’avanzata del proletariato internazionale e nazionale nella conquista di diritti e libertà sociali e civili. Questo paradigma può essere definito per semplificazione “bertinottismo”, ma in verità è espressione di un processo più complesso ed in molti casi eterodiretto, che ha come obbiettivo lo smantellamento delle organizzazioni rivoluzionarie e di classe e l’imposizione alle classi subalterne del pensiero unico, dell’ideologia dominante, del punto di vista del nemico di classe. Così, quella che la classe dirigente del Prc ha definito impropriamente autocritica (guarda caso riferita ad altri!), ha significato l’assunzione graduale della critica borghese e reazionaria al socialismo storico, alle rivoluzioni proletarie ed alla resistenza dei popoli oppressi contro i loro oppressori.

Tale processo è stato mistificato tramite la costruzione di categorie – affatto nuove – del tutto astratte e sostanzialmente fragili (come quella della non-violenza) che, contrapposte ai principi del marxismo-leninismo, hanno condotto il Partito ad una mutazione genetica caratterizzata da analisi politiche strampalate, tatticismo ed avventurismo esasperati, prese di posizione schizofreniche, carrierismo crescente e perdita costante di elettori ed iscritti – equilibrata da un turn-over patologico -. La presunzione velleitaria di trasformare le categorie formali ha malcelato un’inadeguatezza sostanziale della classe dirigente del Partito nella costruzione di una strategia politica realmente d’alternativa.

La deriva governista di Rifondazione Comunista è la logica conseguenza di una mancata autocritica della classe dirigente in merito al fallimento delle tesi bertinottiane, prevedibile e previsto dai sostenitori dei documenti alternativi al congresso di Venezia. Il governo di cui facciamo parte è impresentabile, e sono gravi ed imperdonabili le posizioni assunte dai dirigenti del Partito in sostegno a politiche che si determinano in continuità al governo Berlusconi ed agli altri governi liberisti - del solito centrosinistra - che lo hanno preceduto.

Non si può perdonare, né tantomeno condividere, l’adesione alla guerra imperialista e criminale contro il popolo afghano – aggravata dall’ignobile minaccia di espulsione dal Partito a carico dei parlamentari pacifisti - e l’astensione in sede di consiglio dei ministri sulla conferma della legge 30 – che con il pacchetto Treu condanna i giovani lavoratori alla precarietà – e sulla riforma antipopolare delle pensioni. E questi sono solo due esempi, i più significativi, di un’esperienza di governo fallimentare per il Prc e di una realtà dei fatti completamente avversa alla narrazione confusa che ne viene offerta.

La decisione di procedere a tappe forzate, con i dirigenti di Pdci, Verdi e Sinistra democratica, alla realizzazione di un nuovo soggetto politico federato, che superi il progetto della rifondazione comunista, rappresenta un ulteriore corollario della suddetta strategia fallimentare, nonché un colpo di mano antidemocratico che annulla l’autonomia del partito e la partecipazione democratica nella dialettica interna allo stesso. La scelta di formule plebiscitarie e l’evocazione di un movimento soffocato dallo stesse pratiche governiste, rappresentano gli strumenti per nascondere la vera natura di questa operazione, che consiste in una sommatoria di ceto politico privo di strategia ed indebolito dagli sbagli accumulati in dieci anni di fratture repentine e ricongiunzioni affrettate.

La manifestazione del 20 ottobre, sotto questo punto di vista emblematica, ha dimostrato come la realtà di quella che definiamo sinistra sia potenzialmente migliore dei suoi rappresentanti. In quella piazza si è palesata l’attuale inconciliabilità tra posizioni riformiste di matrice socialdemocratica ed il bisogno concreto di rilanciare una nuova stagione di opposizione e lotte sociali, nonché la necessità di procedere alla costruzione di una soggettività politica unitaria che di questa stagione ne sia la reale traduzione organizzativa.

Per queste ragioni sono convinto che se il governo Prodi e la maggioranza non accettassero, in sede di verifica programmatica, una concreta svolta politica in tema di politica estera e di diritti sociali e civili, sia inevitabile, urgente, necessario e salutare agire la crisi da sinistra. Inoltre ci si deve opporre con forza alla liquidazione del progetto e del simbolo di Rifondazione Comunista, anche e soprattutto nelle forme più gradualistiche. Al contrario è necessario costruire subito un partito comunista unitario, autonomo ed alternativo al Pd, che sappia porsi come punto di riferimento e forza motrice di una vasta e plurale aggregazione confederativa della sinistra sociale ed ambientalista e sia in grado di progettare una via al socialismo nel presente e per il futuro, senza bisogno di giochi di parole.

Infine bisogna diffidare la classe dirigente del Partito a compiere accelerazioni politiciste e colpi di mano, affinché il congresso che è alle porte sia realmente sovrano ed i militanti del partito siano messi in condizione, mediante la realizzazione di proposte chiare ed inequivocabili, di scegliere il proprio avvenire.

sabato 17 novembre 2007

Andremo a Genova per riprenderci la verità.

da www.lernesto.it


di
Francesco Maringiò - Coordinamento Nazionale Giovani Comunisti/e;
Agostino Giordano - Coordinatore Provinciale GC di Bologna;
Gianni Turcato - Coordinatore Provinciale GC di Vicenza
Fabio Pasquinelli - Coordinatore Regionale GC delle Marche



Genova ci manca, e con essa la grande carica. Non quella perpetrata dai poliziotti ai manifestanti in quei tre giorni di sospensione dello stato di diritto, ma la grande carica emotiva che quelle strade, straripanti di ragazze e ragazzi della nostra età, ha saputo donarci.
Genova ci manca perché la politica, in questi anni, ha avuto un’involuzione. Non si parla più di globalizzazione, lotte e conflitti, ma di Mastella e Di Pietro che litigano su tutto, meno che sulla volontà di votare con il Centro Destra ed affossare, in Commissione Affari Costituzionali della Camera, l’iter che ci avrebbe portati ad avere una Commissione Parlamentare d’inchiesta sui fatti di Genova 2001. E fa rabbia leggere sui giornali del beffardo ghigno con il quale Mastella dice di non ricordare che la Commissione fosse uno dei punti fermi di quel programma che lo ha fatto diventare Ministro di Grazie e Giustizia di questo Paese.
C’è bisogno di chiarezza e di giustizia. In quei giorni in Italia le forze dell’ordine non rispondevano a nessun controllo, al punto da apparire etero dirette d’oltreoceano. Si è potuto, purtroppo, parlare di “notte cilena” ed interruzione dello stato di diritto, per le torture e la barbarie inflitta ad un popolo inerme che manifestava. Si è parlato, e documentato, di intimidazioni, prove false per i processi, vera e propria mattanza alla Diaz e Bolzaneto. E non si è ancora spiegato come mai 80.000 agenti non sono stati in grado di bloccare un manipolo di black block (ma a proposito, che fine hanno fatto poi, in tutti questi anni?) le cui devastazioni hanno fornito la giustificazione (se mai ci possa essere) per tanta violenza ai danni del corteo. Ecco perché c’è bisogno di chiarezza e giustizia. Ed il “nostro” Governo dovrebbe essere in prima fila ad esigerla: ne va della sua credibilità e della nostra rispettabilità come Paese democratico.
Ed invece ci troviamo a prendere atto dell’ennesimo incidente di percorso, che ha il sapore, però, dell’ennesima premeditata ed indigesta ingiustizia. Si dice che l’iter riprenderà. Ce lo auguriamo. Ma dopo le politiche nefaste di questo anno e mezzo, ammettiamo che non siamo fiduciosi. Abbiamo paura che le promesse sulla Commissione d’inchiesta assomiglino a quelle sulla lotta alla precarietà ed al superamento (credevamo non da destra) della Legge 30. Temiamo che l’iter della Commissione scimmiotti quello sui Pacs, divenuti poi Dico, trasformato poi in un nulla di fatto! Per non parlare della Bossi-Fini, delle scuole ed università, di un progetto di società che parli del nostro futuro. E mentre la giustizia si dispone a comminare pene esemplari a ragazzi “moralmente” colpevoli delle devastazioni (per intenderci, non artefici dei fatti, ma del clima di quei giorni: una teoria fuori dal tempo), il Ministero della Difesa reintegra nelle forze di complemento il dott. Giacomo Toccafondi, medico chirurgo che, durante il G8 2001, venne nominato dirigente sanitario dell’ospedale all’interno del carcere di Bolzaneto. Lo stesso dove furono trattenute oltre 250 manifestanti, feriti durante il corteo del 20 luglio e che, secondo alcune testimonianze, subirono ulteriori pestaggi e feroci umiliazioni.
Per questo, ci manca Genova, e pretendiamo da questo “nostro” Governo una Commissione parlamentare d’inchiesta che faccia luce sulle tante ombre di questo nostro recente passato. È un atto doveroso. Per Carlo e per quanti erano a Genova con lui in quei giorni. Il 17 novembre prossimo saremo in tanti a chiedertelo.


Francesco Maringiò - Coordinamento Nazionale Giovani Comunisti/e
Agostino Giordano - Coordinatore Provinciale GC - Bologna
Gianni Turcato - Coordinatore Provinciale GC -Vicenza
Fabio Pasquinelli - Coordinatore Regionale GC - Marche